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Rocca d’Evandro

Situata nella pianura di Terra di Lavoro, di cui un tempo fu capitale (Principato di Capua) e capoluogo (in epoca napoleonica e immediatamente dopo), il centro storico si adagia su un'ansa del fiume Volturno, in posizione storicamente strategica.



Rocca d’Evandro è un piccolo paese di circa 3500 abitanti. E' uno tra i più suggestivi e caratteristici della provincia di Caserta, grazie al suo Castello, che vanta una storia di oltre undici secoli, e ovviamente per la sua posizione geografica. Confina con il Lazio e con il Molise ed è a metà strada tra i monti delle Mainarde ed il litorale tirrenico. L'origine del nome può ben identificarsi con il vicino e più antico insediamento, forse di età romana, poi abbandonato, Vandra, situato più a valle, lungo il fiume Garigliano. La sua prima citazione storica risale al 744, ma è possibile che un primo insediamento sia sorto a Vandra nel 582 in seguito all'esodo delle popolazioni di "Casinum" ed "Aquinum" che sfuggivano alle razzie dei loro insediamenti da parte del duca di Benevento, Zotone. L'abitato, che ha subito delle trasformazioni a causa delle ricostruzioni del periodo post-bellico, conserva, in posizione dominante, il castello medioevale, edificato forse dai conti aquinesi del ramo dei Terame, discendenti di Landone I, che Federico II inserì tra le fortezze del regno da riparare in quel tempo. Altro elemento significativo è la piazza centrale, che racchiude in se tutte le peculiarità dei centri medioevali, le caratteristiche pavimentazioni in pietra, la fontana in posizione semicentrale, l'irregolarità delle facciate che fanno da sfondo a piacevoli conversazioni. La storia di Rocca d'Evandro può dirsi comunque legata al suo castello che, attraverso varie vicissitudini, era ancora in possesso del monastero di Montecassino nel 1066, anno in cui, per ordine di Desiderio abate, fu fatta fondere in Costantinopoli una porta con un pannello raffigurante il territorio in questione. Il castello passa ancora attraverso due terremoti devastanti (nel 1117 e nel 1349), ricostruzioni, diversi proprietari (tra i quali anche il fisco), fino al XV secolo quando fu abolito il feudalesimo. Agli inizi del XVI secolo viene dato in concessione dal re Ferdinando ad Ettore Fieramosca, eroe di Barletta e in quegli anni duca di Mignano. Data la posizione particolarmente inaccessibile era un castello ambito da molti e fu più volte utilizzato come rifugio in situazioni di pericolo incombente. Dal 1980 proprietario è il comune, che ne ha curato l'acquisto proprio al fine di salvaguardarne il patrimonio storico e recuperarlo come patrimonio culturale della collettività; dal 1983 sono stati avviati lavori di restauro sotto la sorveglianza della Sovrintendenza per i Beni Ambientali, Artistici, Architettonici e Storici di Caserta e Benevento. La sua posizione strategica, che lo rendeva prezioso per gesta militari, oggi ben si presta infatti ad un uso turistico e culturale, a favore di un sviluppo economico della popolazione stanziale.